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COS'È IL CLAN

Si sono viste biciclette lasciarsi morire sulla tomba del padrone. Man sah Fahrräder, die sich auf dem Grab des Besitzers sterben liessen. On a vu des vélos se laisser mourir sur le tombeau du maître.

venerdì 3 maggio 2013

60 ANNI E UNA STORIA LEGNANO

Nel 1952 era il meglio che la tecnologia ciclistica potesse offrire, fu guidata per qualche tempo da una giovane promessa del ciclismo, poi negli anni 60 si adattò e fu convertita per l 'utilizzo cittadino. Dimenticata in seguito in un luogo non luogo, al buio per decine e decine di anni. Nel 2012 fu ritrovata, e dopo mesi di amorevoli cure il verde oliva cangiante ora è tornato a risplendere alla luce e la catena a scorrere frusciante.
























































































Legnano Mod. Roma 1952  telaio matricola CZ 8745
Tubi acciaio  Reynolds spinati su congiunzioni
Campagnolo Gran Sport Extra 1952 con manettini end bar in bronzo
Guarnitura doppia corona "inchiodata" 47/50
Ruota libera 5V Regina 15/23
Freni Universal Brev. 361666
Mozzi Campagnolo/Legnano
Pedali super leggeri Legnano
Manubrio e pipa Cinelli/Legnano
Portaborracce REG
Sella Brooks
Cerchi Nisi
Gabbiette Milremo
Nastro Manubrio Gaslo
Ph Emanuele Biondi

4 commenti:

  1. In risposta a Gabriele che ha scritto:
    volevo solo scrivere che a mio modesto parere hai effettuato un restauro che ha prodotto più danni che benefici.
    la vernice originale era ancora in buono stato e doveva essere mantenuta in quelle condizioni.
    restauri di questo tipo sono uno schiaffo alla cultura, tradizione e storia delle biciclette d'epoca italiane.
    spero non commetterai più scempi di questo genere.
    gabriele
    p.s.
    visto che mi sono firmato potresti evitare di cancellare il commento?

    Rispondo:
    Gabriele, cerchiamo di non esagerare. Scrivere "schiaffo alla cultura, tradizione e storia delle biciclette" mi pare un'affermazione esagerata. Innanzitutto perché tu non hai presente le condizioni originali del telaio e dei componenti prima del restauro. Se dalle foto può sembrare che fossero più che accettabili questo è dovuto al fatto che l'autore delle immagini ha cercato di rendere comunque leggibile la bici nell'insieme. Le foto non avevano la pretesa di essere un documento scientifico per testimoniare lo stato fisico del manufatto. Altrimenti avremmo dovuto affiancare alle foto una descrizione dettagliata dello stato fisico del telaio, dell'avanzamento della ruggine ad esempio. In secondo luogo, non si tratta di una pala lignea d'altare del Trecento né di un affresco di Raffaello, nel qual caso saremmo stati molto più cauti nell'intervenire e avremmo dovuto sentire il parere della Soprintendenza ai Beni Artistici e Architettonici.
Se cerchi nel blog vedrai che ci sono altri esempi di bici d'epoca: la Grandis e la Marastoni ad esempio presentano solo interventi conservativi, nel caso della Ciöcc invece il proprietario ha preferito rifare il colore completamente.
Trattandosi di manufatti privati, delle semplici biciclette da usare, ripeto non un affresco di Raffaello che ha un valore di testimonianza per tutta la nostra civiltà, credo che sia consentita una maggiore libertà di manovra nell'intervento.

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  2. Nello specifico è stato eseguito un restauro non conservativo in quanto la bici era destinata ad essere utilizzata e non a mero collezionismo statico e per la riproduzione della livrea non ci siamo avvalsi del primo carroziere (con tutto il rispetto per i carrozieri), ma di specialisti nel settore del restauro di auto/moto/bici d' epoca.
    Un restauro conservativo in questo specifico caso sarebbe stato un pessimo conservato, e quindi si è intrapreso un restauro di risanamento con le dovute accortezze e rispetto ma nello stesso momento si doveva arrivare ad un risultato di piena efficienza del mezzo, e nello specifico:
    Pulitura del telaio a talco, lucidatura delle parti bianche (cromature) con tamponi medi e conservazione delle parti con incisioni scritte. Pezzi come i mozzi originali Legnano (acciaio/alluminio) e il doppio plateau corone inchiodate, solo puliti e non ricromati. Ma sopratutto il riutilizzo fedele dei passaggi e vernici con prodotti della Lechler (casa storica di vernici ancora esistente, che riforniva la Legnano) come da tabella originale Legnano:
    Prima fase, tinta ARGENTO OPACO, cod.61093, (100 parti) + diluente 00741, (100 parti) fino a copertura.
    Seconda fase, 3 mani, TINTA GIALLA GUZZI “17″, (100 parti) + cataliz. 00126 (25 parti) + diluente 00741 (10 parti).
    Infine la lacca, 2 mani HI FLEX, (100 parti) + cataliz. 00126 (25 parti) + diluente 00741 (10 parti).
    E ovviamente come da tradizione storica, scritta e fascioni realizzati con verniciatura a mascherino e filetti rossi fatti a mano.

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  4. Salve Emanuele, potresti contattarmi, sono alle prese con un restauro di una Legnano Roma del 1957/58, ti potrei chiedere qualche consiglio?
    nikitaman75@yahoo.it
    Grazie.
    Andrea

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